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Transizione Ecologica ed Economia Circolare

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economia circolare

L’Unione Europea ha formulato una traiettoria  per raggiungere la neutralità climatica. Grazie al New Green Deal, sono stati messi a disposizione degli stati membri diversi strumenti di finanziamento che hanno come unico scopo quello di potenziare il passaggio al nuovo modello produttivo.

Siamo quindi di fronte per la prima volta all’implementazione di un nuovo sistema economico a livello europeo per far convergere esigenze climatiche, ambientali, sociali, economiche e produttive.

In Italia il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, prevede una Missione, denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, che ha come principale obiettivo migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero.

Le aree di investimento del PNRR in questo ambito (“seconda Missione”) sono:

  • Agricoltura sostenibile
  • Transizione energetica e mobilità sostenibile
  • Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • Tutela del territorio della risorsa idrica

Economia Lineare e Circolare: cosa distingue i due modelli di business

Gli attuali modelli di produzione si caratterizzano nel condividere una medesima logica: la linearità. Le materie prime sono estratte dal pianeta in tutte le loro forme, per iniziare un percorso di trasformazione e aggiunta di valore mediante diversi processi produttivi che le trasformeranno in prodotti e servizi destinati ai consumatori. Questi, una volta utilizzati i prodotti, andranno a smaltirli, generando l’evoluzione da prodotto a rifiuto. Si tratta quindi di un processo completamente lineare, dove l’assunto base – ovviamente sbagliato – è che le risorse naturali siano infinite e che l’impatto dei processi estrattivi e di trasformazione sia in qualche modo sempre assorbito.

Tuttavia, le risorse naturali sono tutto fuorché infinite. Anche se molte di queste risorse possono essere rigenerate, gli ecosistemi hanno bisogno di tempo per farlo. Ogni anno viene estratta dal pianeta una quantità di risorse estremamente superiore a quanto possa essere rigenerato. Il risultato non può essere altro che un pianeta continuamente eroso e interi ecosistemi compromessi o distrutti.

L’alternativa a questo sistema economico lineare è la cosiddetta economia circolare. Come suggerisce il nome, si tratta di un sistema basato sui cicli e sui principi della materia: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. In poche e semplici parole: sin dalla fase di estrazione delle risorse naturali, ogni attività produttiva è svolta in modo tale da ridurre al massimo la quantità di rifiuti generati e ottimizzare la vita utile e il valore generato di ogni prodotto o servizio. In questo modo, i prodotti sono progettati per avere una vita utile più lunga, promuovendone il riutilizzo (al contrario della cultura dello scarto) e agevolando la riparazione e il riuso, laddove sia possibile. Una volta che il consumatore decide di smaltire il prodotto, questo viene smaltito e riconvertito in nuove materie prime (cosiddette materie prime seconde) mediante il riciclo o in compost nel caso in cui si tratti di materiali organici. In questo modo, i materiali e l’energia utilizzati durante il ciclo produttivo sono recuperati e si riduce la pressione estrattiva sul pianeta.

I principi guida dell’economia circolare sono conosciuti come le “7R”:

  • Re-think: Ripensare i modelli e le soluzioni aziendali a tutti i livelli per essere attenti all’uso delle risorse e alla produzione di rifiuti, come i nuovi modelli di share economy. 
  • Reduce: Progettare prodotti e soluzioni che richiedono una minor quantità di materie prime ed energia, permettono una vita utile più lunga e il recupero delle materie prime a fine vita del prodotto.
  • Re-use: Dare nuova vita ai prodotti riutilizzandoli. Ad esempio attivando i mercati dei prodotti di seconda mano.
  • Recycle: Riciclare tutti i materiali.
  • Repair: Allungare la vita utile dei prodotti mediante la loro riparazione.
  • Refurbish: Ricondizionare i prodotti usati garantendone una maggior vita utile.
  • Recover: Una volta riciclati tutti i materiali possibili, i restanti dovranno essere convertiti in energia.

I vantaggi dell’economia circolare per le aziende italiane

Per le aziende italiane si presenta quindi un’opportunità unica per investimenti strutturali mirati alla crescita e alla modernizzazione delle tecnologie produttive. L’applicazione di tecnologie green e di nuovi modelli di business potrebbe sembrare a prima vista una scelta costosa e di alto rischio. Esistono infatti alcuni settori che dovranno ripensare totalmente i loro processi ed i loro mercati, come ad esempio tutto l’indotto automotive con l’avvento del full-electric.

Tuttavia i benefici sono molto superiori a qualsiasi rischio. Si tratta di benefici economici a medio e lungo termine che devono essere misurati non solo in termini di reddito aziendale, ma anche in termini di benefici sociali.

Alcune di queste opportunità sono: 

  • Creazione di nuovi mercati: si sta profilando una società con modelli di consumo e di comportamento radicalmente diverso rispetto al passato. Nuovi consumatori, molto più consapevoli del loro impatto ambientale, del contenuto etico dei loro acquisti, sociale e ambientale.
  • Offerta di nuovi servizi: basati sulla promozione dei principi dell’economia circolare o 7R, come un maggior mercato per la riparazione e il ricondizionamento dei beni.
  • Nuovi modelli di business: Il passaggio dei modelli di possesso dei beni alla nuova share economy, dove i beni sono condivisi e si paga solo il loro effettivo utilizzo. Il modello di consumo avrà sempre più al centro il servizio e sempre meno il prodotto.
  • Riduzione dei rifiuti e dei costi delle materie prime: Grazie a una maggior sinergia tra le aziende di diversi settori è possibile il passaggio dei rifiuti di un’industria e la sua conversione come materia prima di un’altra.

Riduzione dei costi dell’energia: grazie a un maggior investimento in fonti di energia sostenibili, sarà possibile cambiare le fonti di energie fossili senza che questo significhi un incremento nei costi di produzione. L’attuale situazione internazionale, che in alcuni governi europei è definita come “economia di guerra”, impone dunque scelte che convergano verso una mitigazione delle perturbazioni dei mercati delle materie prime e dell’energia.

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